Lettori fissi

martedì 26 gennaio 2016

Gioco del Ruba parole

Un suggerimento per un'attività di italiano che ho appreso da una collega esperta qualche anno fa e che funziona sempre!

Molto semplice: si tratta di scegliere un bel testo, scritto bene e non troppo lungo. Lo si legge alla classe e si chiede ai ragazzi di appuntarsi, durante la lettura, espressioni particolari, dettagli che colpiscono, parole non note...
Alla fine l'insegnante spiega le parole sconosciute (oppure si cercano sul dizionario) e propone ai ragazzi una riscrittura del testo così come lo ricordano. Gli alunni dovranno cercare di riprodurlo il più fedelmente possibile, e dove non ricordano possono integrare come credono, ma senza snaturare il testo originario.

L'attività serve sia per verificare la comprensione del testo sia, soprattutto, per far appropriare i ragazzi dello stile e del lessico di un bravo scrittore. Ecco perché devono "rubare" le parole (ma non solo quelle) a chi è esperto di scrittura.

Gli alunni di solito svolgono volentieri questa attività, ma bisogna fare attenzione alla scelta del testo: deve essere coinvolgente ma relativamente corto...

Ho constatato che questo esercizio va bene anche per il recupero di italiano: i ragazzi davvero imparano ad arricchire i loro testi. Poi magari bisogna lavorarci su rispetto a ortografia, punteggiatura... Ma quello è un secondo step!

Buona giornata!

venerdì 15 gennaio 2016

condivisioni e telepatie a distanza!

Poco dopo aver pubblicato l'ultimo post, ecco che cosa leggo su Orizzonte Scuola:http://m.orizzontescuola.it/news/scuola-delle-materie-vs-scuola-delle-competenze-convivenza-difficile-intervista-gianni-marconat

Ho ritrovato espresse qui (sicuramente meglio) le mie idee sulle competenze! Vi ricordate quando avevo usato il titolo 'Competenze... Ma ci si crede davvero?", intendendo dire che ci crede poco pure il Ministero? Ecco: sostanzialmente è il pensiero dell'intervistato, il quale usa, per definire l'azione ministeriale, il modo di dire "avere il piede in due scarpe".
Sì, perché si parla di competenze ma si pretendono i vecchi voti disciplinari e la struttura della scuola (almeno per ora) resta la stessa.

Mi fa piacere constatare che ci sia qualcuno nel mondo che abbia fatto le mie stesse elucubrazioni! Che poi non sono solo elucubrazioni: da come viene intesa la questione scaturisce tutta la pratica didattica! Questo ho cercato di spiegare nell'ultimo post sulle diverse proposte dei vari esperti in materia di competenze.

Colleghi, anche voi avvertite l'esigenza di una scelta chiara? O discipline e voti o una scuola completamente diversa, senza voti e con compresenze atte a testimoniare che la realtà in cui viviamo è complessa e ha bisogno di essere spiegata da punti di vista diversi?

Che ne pensate?

Competenze: Da Re, Gentile e Batini...

Buonasera,
ultimamente fatico a scrivere sul blog perché sono sempre a scuola, destreggiandomi tra riunioni, corsi di formazione, compiti da correggere, lezioni da preparare. Gennaio è un mese tosto già di suo, figuriamoci se poi ci si ficca dentro qualche scadenza come Ptof, Pdm e quant'altro!

Riallacciandomi a qualche post fa, volevo concludere (o quasi) le mie riflessioni sulle competenze, sintetizzando le posizioni degli esperti sull'argomento.

Io ho cominciato a studiare le competenze sui libri e sugli interventi vari della prof.ssa Da Re, la quale è molto chiara nell'affermare che per lavorare per competenze è necessario superare la divisione in discipline e collaborare con almeno un paio di colleghi del consiglio di classe. Lei propone un modello molto articolato di unità di apprendimento, che comprende la griglia di valutazione con i livelli di competenza calcolati in base ai risultati di prove autentiche, capaci di richiamare più o meno fedelmente la complessità della realtà.
La Da Re consiglia di lavorare continuamente, pressoché quotidianamente, per competenze, anche su più unità di apprendimento contemporaneamente.

Il prof. Gentile, invece, nel suo intervento di settembre all'Isis Leonardo da Vinci di Portogruaro, ha puntato più sulla certificazione delle competenze possedute e sulle modalità di costruzione di prove autentiche. Lui propone di scegliere dei momenti-chiave della carriera scolastica (terza e quinta Primaria, prima e terza media, fine biennio superiori) nei quali sottoporre prove autentiche per documentazione e certificazione.

Il prof. Batini, nell'ultima pubblicazione che ho linkato nel blog, dà dei begli spunti di lavoro, ma non fa alcun cenno alle prove autentiche e soprattutto alle griglie di valutazione delle competenze. Si tratta sostanzialmente di interessanti e articolate unità di apprendimento di italiano che ricordano a ogni buon docente di Lettere un modo già noto di lavorare. Le attività proposte (parlo in particolare di quelle di italiano) sono apprezzabili perché partono da alcuni testi (riportati nel fascicolo) e fanno riferimento anche ad altri linguaggi, come quello del cinema, con tanto di filmografia consigliata.
Certo, ciò che rende più "tradizionale" la proposta di Batini è la natura stessa delle competenze indicate per l'italiano, le quali rimangono centrate su quelle che abbiamo sempre chiamato le "abilità" fondamentali: leggere, scrivere, parlare, ascoltare. Tutte queste abilità insieme danno la competenza chiave "comunicare in madrelingua".

Qual è la strada più percorribile e più diretta all'acquisizione delle competenze? Io direi un mix di tutte queste proposte. Quella di Gentile permette di costruire un dossier per ogni studente per documentare e monitorare la sua acquisizione di competenze attraverso le prove autentiche. Però, per arrivare alla prova autentica serve allenamento: ecco che si può cogliere l'idea della Da Re di lavorare quotidianamente con una didattica per competenze, anche se sinceramente lo trovo arduo per via del doppio sistema di valutazione richiesto (voti disciplinari e livelli di competenza).

Più facile movimentare, alla Batini, la vecchia didattica con attività  più concrete, pratiche e dinamiche che simulino la realtà e siano capaci di stimolare competenze, anche senza per forza avere la struttura dell'unità di apprendimento presentata dalla Da Re. Tale approccio, necessariamente cooperativo e comprensivo della fase dell'autovalutazione in quanto momento importante di presa di coscienza del proprio modo di apprendere e dei contenuti appresi, è più snello e potrebbe allenare gli studenti in vista della prova autentica per valutare le competenze chiave.

È un compromesso, ma, finché dall'alto continuano a chiederci e voti disciplinari e livelli di competenze, mi pare francamente l'unica via percorribile.

Mi piacerebbe sapere come si regolano gli altri insegnanti...

Fatemi sapere che ne pensate!

venerdì 8 gennaio 2016

Geografia: le forme del paesaggio in cooperative learning

Cari lettori,
prima un appello: se ci siete, per favore, lasciate un commento! Mi farebbe piacere avere qualche feedback sui miei post...
Oggi a scuola ho proposto un'attività di geografia in cooperative learning che, almeno nella sua prima fase, mi è particolarmente riuscita: finalmente!
Appena termino tutta l'unità didattica, la pubblico con il bilancio dell'esperienza.
Spero possa essere utile a qualche collega che insegna Geografia in prima media: l'argomento è abbastanza ampio e riguarda l'origine e la forma dei rilievi, ma anche gli aspetti più importanti di fiumi, laghi e mari (lessico specifico, origine, caratteristiche...) nonché uno sguardo sull'Italia fisica, climi e vegetazione.
Nel manuale Zanichelli tutto ciò viene trattato in tre capitoli; io ho creato cinque gruppi da quattro e per ogni gruppo ho predisposto degli esercizi e delle domande guida su una parte delle conoscenze da apprendere. Ho cercato di inserire esercizi e attività di diversa tipologia (non solo testi da scrivere, ma anche disegni, carte da copiare colla carta lucida, piccole ricerche in internet...).
Lo scopo del gruppo è quello di spiegare agli altri compagni la propria parte, ma in modo creativo, trasformando il materiale studiato in uno o più disegni oppure in un modellino, in una scenetta, in una canzoncina, in un gioco o quiz... Ho ovviamente fornito degli esempi per far capire meglio che cosa intendessi.
Oggi sono riuscita a farli lavorare sullo studio e la predisposizione della performance; inoltre, avendo avuto anche due ore al pomeriggio, ho cominciato con due esposizioni sulle cinque previste.

Sono molto contenta di come hanno lavorato i ragazzi nei gruppi: sono stati TUTTI operativi, hanno collaborato, si sono divisi il lavoro (finalmente stanno imparando a organizzarsi, a forza di lavori di gruppo!) e hanno sempre tenuto un tono di voce accettabile (è la prima volta che non mi sgolo per l'eccessivo rumore!).
Credo che il successo di questa prima fase sia dipeso da più fattori: sicuramente il fatto che ho predisposto delle consegne precise, non troppo complicate, alla portata di tutti, con un calcolo corretto dei tempi; poi il fatto di aver stimolato la creatività dei ragazzi, che dovevano non tanto ripetere ai compagni quanto studiato, bensì ingegnarsi per inventare un modo originale per trasmettere i contenuti.

Le prime esposizioni, invece, mi hanno un po' deluso: sono stati anche originali (mi hanno stupito i modellini creati con materiale raccattato al volo nell'armadio o in giro per la scuola!), ma erano insicuri sui contenuti stessi (spesso leggevano anziché sforzarsi di ricordare o magari spiegare con le loro parole i concetti).
Forse il mio errore è stato quello di non aver concesso un tempo preciso per lo studio del materiale... Molti si sono concentrati sul prodotto creativo da realizzare e hanno un po' trascurato la fase dell'apprendimento di tutti gli argomenti assegnati.
Vedrò che cosa combineranno i ragazzi che dovranno esporre martedì prossimo: avranno il tempo di sedimentare e di fare le prove di esposizione. Se i risultati saranno migliori, vorrà dire che per migliorare l'attività dovrò semplicemente pensare sin dall'inizio di separare in due lezioni diverse studio ed esposizioni.

Intanto attendo suggerimenti e consigli! Poi, come già anticipato, pubblicherò tutta l'unità di apprendimento, per un'idea completa e globale di tutta l'attività, una volta portata a termine.

A presto!


giovedì 7 gennaio 2016

Disastro digitale

Oggi un veloce aggiornamento mentre sono in treno.

Stamattina avevo programmato una semplice attività di ripasso a gruppi delle regole ortografiche affrontate (nella mia prima media).

Niente di che: avevo pensato di dividere la classe in gruppi da 4 e di assegnare a ciascuno la schematizzazione di una regola o di un argomento. Gli alunni avrebbero lavorato a pc perché poi tutti gli schemi sarebbero stati riuniti in un unico file riassuntivo, da stampare e distribuire a tutti.

Ero partita con piano A e piano B (in versione cartacea) nel caso ci fosse stata l'aula occupata; avevo buone speranze sia perché non avevo bisogno di connessione internet né di chissà quali programmi (un programma di videoscrittura e basta), sia perché in un'ora buca avevo tutto il tempo di predisporre l'aula.

Eppure... Un disastro!
Ho acceso dei pc che sembrava funzionassero, però alcuni non avevano il pacchetto Office installato o comunque utilizzabile (va be', abbiamo usato Rtf o simili), ma soprattutto alcuni erano talmente antiquati da non riconoscere la chiavetta USB! Quindi il lavoro è stato svolto, ma non salvato (io non avevo pensato di portarmi dei floppy, ovviamente!); per di più ciò che sono riuscita a salvare sulla mia chiavetta è andato perduto insieme all'intero contenuto della chiavetta stessa, perché evidentemente il pc che ho usato era invaso da virus!

Altro che digitalizzazione...

Aiuto... Nonostante tutte le precauzioni del caso, non avevo previsto una simile débacle. Avevo preventivato pc che non si accendessero o lentissimi, connessione assente... Poi, verificata l'accensione dei pc che mi servivano, ero tranquilla: per un banale esercizio di videoscrittura credevo di essere a posto! E invece...
Tutto ciò mi ha gettato nello sconforto. Senza un'aula informatica degna di questo nome, d'ora in avanti mi comporterò come se quella già esistente non ci fosse.

A presto!

lunedì 4 gennaio 2016

Un'idea per un gioco/quiz di storia usando un'applicazione on line

Ho trovato un'applicazione on line didatticamente molto utile che non necessita di installazioni su PC. Si chiama https://crosswordlabs.com/.
L'ho trovato tra le pagine di Maestro Roberto: ti permette di creare cruciverba inserendo semplicemente parole e relative definizioni. Puoi anche rigenerare più volte la struttura del tuo cruciverba con incroci sempre diversi, di modo che tu possa scegliere lo schema migliore. A quel punto puoi creare un PDF e/o salvare on line il tuo cruciverba. 

Io ho usato questa applicazione - dall'utilizzo davvero intuitivo e rapido - per creare un cruciverba sull'Islam che mi serve per un gioco di squadra da realizzare in classe nella mia prima media per valutare tutti i miei alunni sulla conoscenza del capitolo di storia dedicato all'Islam.
Eccolo qui:
Io ho una classe di 20 alunni, che dividerò in due squadre, naturalmente all'incirca di pari livello.
Ho bisogno di capire se tutti i miei alunni hanno studiato e compreso le nozioni più importanti relative all'Islam, a cui il libro (L'ora di storia della Zanichelli) dedica un breve capitolo. 
Per avere una rapida valutazione per tutti su questo argomento, ho deciso di realizzare un gioco che mi consentirà di rivolgere a tutti tre quesiti e quindi di dare un voto. Posso farlo, perché il materiale è ridotto, ma abbastanza denso di definizioni e concetti.
Io avrò così dato un voto a tutti e la squadra vincitrice potrà ottenere in premio una giustifica da usare per le mie materie. Questo premio serve anche per motivare ulteriormente i ragazzi, no?!

PRIMO GIOCO: il famoso gioco della sedia. Disporremo 19 sedie in cerchio (sufficienti per tutti gli alunni meno uno); io accenderò la musica e i ragazzi dovranno camminare in giro per l'aula; quando spegnerò la musica, tutti dovranno sedersi; quello che resta in piedi dovrà rispondere a una domanda sull'Islam e poi uscirà dal gioco (che riprenderà con una sedia in meno, finché tutti non saranno stati eliminati). Ad ogni riposta giusta corrisponderà un punto sul tabellone.
Materiale da predisporre: 
- 20 domande "secche" sull'Islam, del tipo: "Qual è la città santa dei musulmani?" o "Che cos'è l'egira?" e simili.
- Una griglia per l'insegnante con i nomi di tutti i ragazzi, su cui mettere dei + per le risposte giuste e dei - per le risposte non date o scorrette

SECONDO GIOCO: il cruciverba (magari con due visualizzazioni grafiche diverse) da sottoporre alle due squadre. Io qui posso contare sulla presenza dell'insegnante di sostegno, che può aiutarmi nel gestire questa parte. Quindi metterò su due banchi distanti fra loro i due cruciverba e chiederò ai ragazzi di ciascuna squadra di disporsi in fila indiana. Al via, uno alla volta i ragazzi di ciascuna squadra si avvicineranno al rispettivo cruciverba e diranno ad alta voce il numero della definizione che vogliono risolvere. Le due insegnanti mostreranno la definizione (solo quella, per evitare suggerimenti nella fila) e l'alunno se la conosce la scrive, altrimenti lascia in bianco, si rimette in fila e lascia il posto all'alunno successivo. Vince la squadra che finirà correttamente il tabellone nel minor tempo, ottenendo 10 punti sul tabellone. Le insegnanti, accanto al nome di ciascun ragazzo in una griglia di osservazione, inseriranno dei più e dei meno in base alle risposte date.
Un'alternativa potrebbe essere quella di preparare delle carte per ciascuna definizione per farle pescare...
Io ho creato un cruciverba con 10 domande perché 10 sono i membri di ciascuna squadra.

TERZO GIOCO: ogni squadra si divide in due sottogruppi: chiamo A e B i sottogruppi della squadra 1 e chiamo C e D i sottogruppi della squadra 2. Meglio che i sottogruppi li stabilisca l'insegnante, di modo da formare in ciascuna squadra il gruppo dei "bravi" e il gruppo di quelli un po' più deboli.
Ogni sottogruppo elabora un quiz con domande a scelta multipla e domande aperte a risposta chiusa (la cui correttezza non sia opinabile) da sottoporre alla squadra avversaria. Qui bisogna dare delle regole precise perché i quiz si equivalgano (che so: 3 risposte a scelta multipla, un esercizio relativo alle date, una domanda aperta a risposta chiusa).
Terminata la rapida elaborazione del quiz, i sottogruppi A e B sosterranno la prova rispettivamente dei sottogruppi C e D con la loro supervisione, poi si scambieranno i ruoli e saranno i gruppi C e D a sostenere le prove. Naturalmente è necessario che siano associati tra loro i sottogruppi di pari livello.
Alla fine, ci sarà la correzione affidata a ciascun sottogruppo con l'assegnazione dei punteggi per ogni prova. I punti delle risposte giuste di ciascun alunno saranno sommati e finiranno nel tabellone dei punteggi: quindi, se per esempio Ugo totalizza nel suo quiz 4 punti su 5 e Sandro 3 punti su 5, sul tabellone andranno segnati 7 punti.
A questo punto, emergerà la squadra vincitrice.
L'insegnante, invece, si troverà per la valutazione non solo i più e i meno dei primi due giochi, ma anche il risultato dei quiz, oltre all'osservazione di quegli alunni che avranno ideato le domande, per esempio.

Il tempo per realizzare questo gioco sarà presumibilmente di due ore: il primo e il secondo gioco sono abbastanza rapidi, ma il terzo è un po' più lungo, considerando il tempo dell'elaborazione della verifica, della sua somministrazione e poi tabulazione.

Comunque, quando realizzerò questo gioco in classe, darò il resoconto dell'esperienza.

A presto!




domenica 3 gennaio 2016

Competenze: ma ci si crede davvero?! - PARTE SECONDA

Ci si crede davvero?! Forma impersonale che sottende più soggetti: noi insegnanti, restii a cambiare il nostro modello di didattica (per l'ennesima volta, almeno i docenti seniores) oppure volenterosi ma con difficoltà e perplessità (legittime) di cui poi renderò conto, ma anche, a mio parere, la Dirigenza ministeriale, che chiede un cambiamento radicale e però non mette a disposizione tutti gli strumenti per attuarlo.

Mi spiego meglio.

Didattica per competenze, nella sua accezione più radicale, significa mettere da parte, o comunque togliere la centralità, alle singole discipline, che non costituiscono più il fine dell'insegnamento, bensì si trasformano esplicitamente in un mezzo per leggere e rielaborare una realtà complessa e difficile da dipanare.
L'anima e la struttura della scuola, anche oggi, sono invece ancora solidamente disciplinari: preoccupazione per il "programma" (che oggi non avrebbe ragione di esistere visto che i programmi sono stati aboliti da un bel pezzo, eppure...), insegnanti e alunni chiusi nelle loro aulette, campanella che annuncia il cambio della guardia (via italiano, sotto con la matematica)...
In molte scuole ogni tanto si realizzano i famosi "progetti" che scardinano questa rigida struttura, ma si tratta dell'eccezione, non della norma. Inoltre, conosciamo la diffidenza nei confronti di un proliferare insensato di progetti improvvisati e tutt'altro che consapevolmente inseriti in una più ampia progettualità che dovrebbe fare riferimento alla mission della scuola. E così la percezione dei docenti che subiscono i progetti è immancabilmente questa: tempo perso; ore sottratte al vero fare scuola, perché poi c'è l'Invalsi...

Insomma, se la Dirigenza credesse davvero in questa didattica per competenze, immagino dovrebbe ripensare completamente alla gestione di personale e organizzazione del tempo scuola. Certo, c'è l'autonomia scolastica. Io sinceramente non l'ho mai vista applicata se non in minima parte, mai comunque rispetto a una diversa organizzazione oraria (se non quella canonica: tempo normale/tempo prolungato), per esempio con la scelta, che so, di concentrare tutte le ore di una disciplina in un unico quadrimestre. Nella mia esperienza, ho notato sempre un certo tepore nell'applicazione di tutte le possibilità offerte dalla legge sull'autonomia... Sono stata sfortunata?!

E poi la valutazione... Come si fa a pretendere che gli insegnanti costruiscano quei colossi di unità di apprendimento proposti dai tecnici, li mettano in atto con un dispendio di ore notevole e che poi trovino in tutto questo il tempo di assegnare agli alunni i vecchi voti, ancora una volta DISCIPLINARI???

La Da Re è stata chiara: quando si lavora per competenze, i voti non si possono mettere. Competenze e abilità/conoscenze disciplinari sono un'altra cosa. Ebbene, si deve costruire la famosa griglia di valutazione. Ok, io (in teoria insieme ai colleghi del mio consiglio di classe, ovviamente gratis et amore Dei, perché questo tempo di mega-programmazione alle medie non viene riconosciuto da nessuno) mi metto di buzzo buono, preparo tutte le mie lezioni dell'unità, costruisco la mia griglia, e poi??? Che me ne faccio??? Sul registro dove piazzo il risultato di tutto questo lavorone??

Quindi occupo un sacco di ore curricolari, mi faccio in quattro per preparare tutto e poi mi trovo il registro vuoto. A fine quadrimestre devo mettere i voti in pagella. Voti disciplinari, naturalmente. Che cosa sa il mio alunno su Carlo Magno? Quanto sa?

Così mi pare tenere il piede in due scarpe! Sbaglio?

All'ultima conferenza a Mestre, a ottobre, i vari Castoldi e Tessaro e Cerini, interrogati dagli astanti sulla questione della valutazione, hanno ammesso timidamente che effettivamente bisognerebbe avere il coraggio di eliminare i voti. Ma intanto...

Intanto, gli insegnanti cercano soluzioni "intermedie", fanno quello che possono, a loro interpretazione. Se sono fortunati, possono contare sui colleghi e su una certa impostazione d'Istituto, altrimenti brancolano nel buio e si arrabattano.

Mi piacerebbe conoscere che cosa fanno le altre scuole di fronte alla questione "competenze".

In un post successivo parlerò delle due soluzioni che ho sentito finora dai tecnici: il metodo Da Re e il metodo Gentile.

A presto!


venerdì 1 gennaio 2016

Competenze... Ma ci si crede davvero?! - PARTE PRIMA

Penso che un po' in tutte le scuole ci stiamo cimentando nella didattica per competenze... Ma in che modo concretamente?
Come al solito, la teoria può essere condivisibile nelle linee generali, però poi, come si suol dire, tra il dire e il fare...

Personalmente, ho cercato di formarmi il più possibile su 'ste benedette competenze: dal libro della Da Re ai saggi di Castoldi, dai webinar sempre della Da Re organizzati dalla Pearson a conferenze e corsi di formazione proposti dai vari esperti alla scuola (attualmente sto frequentando un corso di formazione sulle metodologie attive e a breve dovrebbe cominciare il lavoro guidato dal professor Gentile).

Insomma, credo di essere abbastanza ferrata sull'argomento, eppure alcuni dubbi e perplessità di fondo rimangono.

Innanzitutto, c'è un problema di interpretazione: sono sicura che se chiedessimo a dieci persone diverse, magari tutte formate allo stesso modo sulle competenze, come si attua una didattica per competenze, probabilmente ognuna avrebbe la propria teoria al riguardo. C'è chi dice che in realtà abbiamo sempre lavorato "per competenze" anche senza saperlo, chi invece sostiene che sia molto difficile attuare davvero una didattica per competenze e che per farlo bisogna lavorare in sinergia almeno con i colleghi del consiglio di classe, chi crede che sia necessario cambiare completamente la propria metodologia didattica nel condurre le lezioni quotidiane...

Inoltre, ci sono delle questioni mi pare ancora irrisolte (gli stessi esperti glissano su questi aspetti): in primis la valutazione per competenze che cozza con le vecchie valutazioni per obiettivi di apprendimento e che comunque ancora ci vengono richieste; poi anche lo scopo ultimo di un lavoro per competenze, che nelle menti degli ideatori sembra di tipo prettamente materialistico (basti pensare a Lisbona 2000 dove il miglioramento dei sistemi di istruzione viene legato strettamente al miglioramento dell'economia e dell'occupabilità), anche se poi le nostre Indicazioni Nazionali 2012 nella parte introduttiva cercano di mascherare tale materialismo di fondo con concetti che mettono tutti d'accordo come "centralità dell'alunno", "attenzione alla crescita personale e globale di ciascuno" etc.

Qual è la mia posizione?
Io insegno in una scuola secondaria di I grado, perciò a maggior ragione del legame della mia didattica col mondo del lavoro non mi importa assolutamente nulla. Altrimenti cadiamo nel deleterio ordine di idee in cui si debba insegnare solo ciò che è concretamente utile. Quindi addio al Latino (ahimè!), all'Arte, alla Letteratura e a tutto quello "che non serve a niente". Modo di pensare assai sciagurato, a mio parere. Ai miei alunni voglio insegnare non solo e non tanto il senso dell'utile, ma soprattutto il senso del bello e dell'onesto.
Rubo le riflessioni di un mio caro vecchio collega di musica di formazione steineriana da cui ho imparato molto: la scuola del I ciclo non può pensare solo alla testa degli alunni, ma deve formare anima e corpo. Solo così assicureremo una crescita armoniosa ai nostri bimbi e ragazzi.
Le scuole superiori potranno forse essere più orientate al mondo del lavoro, ma alle medie proprio il problema non si pone.

Detto questo, trovo che nella pratica una didattica per competenze, così come l'ho intesa io, possa dare dei buoni spunti per rendere più efficace l'apprendimento degli alunni. Infatti, ci spinge innanzitutto a riflettere un po' di più su quello che stiamo facendo, uscendo un po' dai vecchi schemi mentali riguardanti il modo di fare scuola che discendono ancora dal modo in cui abbiamo noi stessi visto e vissuto la scuola da scolari. Poi è innegabile che davvero c'è una bella differenza tra chi impara da bravo esecutore gli appuntini del prof e le paginette del libro e tra chi sa andare oltre utilizzando quanto appreso per formulare domande e nuove ipotesi...
Sia chiaro: anche saper studiare è una competenza, e la scuola ci ha sempre lavorato. Però il voto è spesso limitato alla mera ripetizione delle nozioncine imparate. Lo sappiamo tutti che esistono i bravi studenti che si impegnano e studiano e sono bravissimi nel ripetere la lezioncina, però poi non brillano particolarmente come altri che hanno quel qualcosa in più (e che di solito a scuola si annoiano perché non stimolati).
Poi c'è il capitolo socializzazione, che per me è fondamentale e che va a nozze con la didattica per competenze.
Non ho invece ancora trovato una soluzione personale decente al modo di condurre nel concreto la didattica per competenze (Come? Con chi? Quante volte in un anno?) e per me il nodo più grande da sciogliere resta la valutazione. In questo, credo che una grossa responsabilità ce l'abbiano le scelte governative. La scuola così come oggi è strutturata (una scuola che ha la stessa struttura di ieri e dell'altro ieri) rende molto difficile l'attuazione di una didattica di questo tipo.
E poi bisognerebbe parlare di come viene messa in atto la normativa nei singoli istituti: spesso si liquida la faccenda "competenze" come l'ennesima carta burocratica da sbrigare e presto archiviare per continuare a ripercorrere la solita vecchia strada.
Dedicherò un post (anzi, mi sa anche di più di uno!) alle ultime riflessioni. Mi pare, per il momento, di aver scritto abbastanza! Ce n'è di carne al fuoco!